Attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, la sua auto fatta esplodere con un chilo di esplosivo. La solidarietà della nostra redazione
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Ranucci è sotto scorta dal 2009 per le inchieste di Report. Sul fatto indaga l’Antimafia di Roma. “Quello di stanotte è stato un salto di qualità preoccupante, proprio davanti casa, l’anno scorso erano stati trovati dei proiettili”.
Un ordigno con circa un chilo di esplosivo è scoppiato a Pomezia, vicino all’auto del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. L’esplosione ha coinvolto le macchine del giornalista e di sua figlia parcheggiate davanti casa: secondo la ricostruzione del fatto, sembra che l’ordigno sia stato piazzato tra la vettura e un cancello dell’abitazione del giornalista, tra due vasi esterni alla villetta. La bomba, di origine rudimentale, non è stata azionata a distanza o con un timer ma è stata lasciata, presumibilmente con la miccia accesa. Questo è quanto emerge dalle prime verifiche investigative svolte dai Carabinieri coordinati dai pm della Dda (Direzione Distrettuale Antimafia).
Gli inquirenti stanno cercando eventuali telecamere che abbiano immortalato il momento cui l’ordigno è stato lasciato e hanno già analizzato i residui dell’esplosivo. Sulla vicenda indagano i pm dell’antimafia di Roma. Al momento il pm della Dda Carlo Villani- coordinato dall’aggiunto Ilaria Calò- procede per danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso in attesa di ricevere le prime informative dalle forze dell’ordine intervenute.
Ranucci: "Mia figlia aveva parcheggiato venti minuti prima"
A dare la notizia della bomba, la cui esplosione è stata avvertita dall’intero quartiere, è lo stesso giornalista di Report: «Due ordigni – si legge nel post – hanno distrutto le automobili parcheggiate davanti casa a Campo Ascolano, alle porte di Roma. Le deflagrazioni sono state così forti da scuotere l’intero quartiere». «Sono in auto con la scorta dei carabinieri e sto andando a denunciare quanto accaduto – ha aggiunto poi all’ANSA Sigfrido Ranucci – Mia figlia ha posteggiato la sua auto ed è passata da lì venti minuti prima dell’accaduto. Sembra che si tratti di un ordigno rudimentale, ma ora bisogna vedere la natura dell’esplosivo. Con tutte le minacce che riceviamo non è semplice risalire alla matrice». Il giornalista è sotto protezione dal 2009 perché già in passato è stato oggetto di minacce di varia natura, anche dalla mafia, per i servizi di inchiesta della tr,asmissione che adesso conduce. Nonostante le passate minacce l’ordigno esplosivo ha scosso profondamente il giornalista: «Quello di stanotte è stato un salto di qualità preoccupante, proprio davanti casa, l’anno scorso erano stati trovati dei proiettili». L’esplosione avrebbe potuto uccidere, secondo coloro che sono intervenuti: carabinieri, Digos, vigili del fuoco e scientifica.
Il clima di isolamento denunciato da Ranucci
Da un lato le minacce e la scorta, ma dall’altro lato negli ultimi tempi Sigfrido Ranucci, ha anche denunciato attorno a lui un “clima di isolamento e di delegittimazione”. Per l’accaduto Ranucci verrà ascoltato dalla Commissione antimafia. L’ad Rai Giampaolo Rossi e l’intera azienda, intanto esprimono massima solidarietà per il grave e vile attentato intimidatorio. «Il ruolo della Rai e di chi opera al suo interno è quello di garantire dialogo, pluralismo e rispetto nel racconto quotidiano del nostro tempo – si legge in una nota – La Rai respinge con forza e determinazione ogni minaccia contro chi svolge il proprio lavoro nel Servizio Pubblico. L’essenza vitale della nostra democrazia è la libertà informativa che la Rai garantisce e che i suoi giornalisti rappresentano».
Solidarietà da Mattarella e Meloni
Vicinanza da più parti e condanna dell’accaduto è stata espressa dal mondo del giornalismo e della politica. Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto pervenire a Sigfrido Ranucci la sua solidarietà, esprimendo “severa condanna” per il grave gesto intimidatorio. Mentre la premier Giorgia Meloni, esprime «piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere», si legge in una nota diffusa da Palazzo Chigi. «Un gesto gravissimo, vile, inaccettabile. Un ordigno ha fatto esplodere l’auto di Sigfrido Ranucci, davanti alla sua abitazione. Per fortuna nessuno è rimasto ferito, ma resta la gravità estrema di un atto che colpisce non solo un giornalista, ma la libertà stessa di informare e di esprimersi. A lui e alla sua famiglia la mia piena solidarietà e vicinanza»: così il ministro Guido Crosetto sul profilo X del ministero della Difesa. Solidarietà anche da Matteo Salvini: «Quanto successo a Pomezia è di una gravità inaudita e inaccettabile. Totale solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia» – scrive. «Esprimo ferma condanna per il grave atto intimidatorio subito dal giornalista Sigfrido Ranucci e dalla sua famiglia, ai quali rivolgo la mia piena solidarietà. Non esiste motivazione che possa giustificare questa violenza», è il messaggio su X del vice premier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani. Al fianco del giornalista anche il ministro Matteo Piantedosi e la leader del Pd Elly Schlein, che ha detto: «L’attentato a Sigfrido Ranucci è un attentato alla democrazia e alla libertà di informazione. Un attacco vile e pericoloso a una persona già sotto scorta per aver svolto il suo lavoro di giornalista d’inchiesta, un attacco che richiede la reazione e la presenza delle istituzioni. Non possiamo accettare alcuna intimidazione al giornalismo d’inchiesta».
Giuseppe Conte esprime su X la solidarietà del Movimento 5 Stelle: «La bomba che ha distrutto la sua auto e quella di sua figlia, che poteva ucciderli, è un attacco a tutti noi. Dobbiamo far sentire tutta la nostra vicinanza a un giornalista che combatte ogni giorno per difendere centimetro dopo centimetro la sua libertà nel servizio pubblico. È stato ripetutamente delegittimato, deriso e sbeffeggiato dalla politica, anche dentro le istituzioni, anche in occasioni ufficiali. Merita tutta la nostra convinta difesa. Perché in gioco e in pericolo non è solo lui ma il diritto di informare e fare seriamente inchieste senza padroni. La sua libertà di investigare è anche il nostro diritto ad essere informati: è la difesa della democrazia. Non possiamo permetterci tempi bui su questo. I giornalisti con la schiena dritta, che fanno inchiesta senza timori reverenziali, sono un patrimonio comune. Andrebbero rispettati, protetti e difesi con forza. Da tutti».
Nel pomeriggio, diversi manifestanti tra cui molti colleghi giornalisti si sono riuniti fuori dagli studi di Report, urlando: «Siamo noi la tua scorta». Ranucci, visibilmente commosso si è affacciato per ringraziare tutti coloro che hanno voluto portargli la propria solidarietà. Tra cui c’è anche la nostra.
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