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Nella notte di Capodanno due attentatori, entrambi ex militari, hanno cercato la strage, uno a New Orleans e l'altro a Las Vegas
Sono le 3 del mattino a New Orleans, la gente è ancora per strada per festeggiare l’inizio del nuovo anno quando un furgone bianco si lancia sulla folla con l’intento di fare una strage. Proprio pochi giorni dopo l’attentato al mercatino di Natale di Magdeburgo questa tremenda modalità omicida viene ripetuta. Il bilancio dell’attentato di New Orleans è di 15 morti e 35 feriti, anche perché l’esecutore non si è accontentato di percorrere una Bourbon Street affollata buttando giù persone come birilli, ma è sceso dal pick-up per proseguire la strage imbracciando un fucile automatico prima di essere ucciso dalle forze dell’ordine.
Il militare texano convertito all'Isis
L’attentatore si chiamava Shamsud-Din Bahar Jabbar 42enne, americano nato e cresciuto in Texas e convertitosi alla causa dell’Isis: sul pick-up aveva anche una bandiera del movimento islamista. Dieci anni nell’esercito americano e due divorzi alle spalle, Jabbar aveva parlato della sua conversione alla causa dell’Isis sin dai tempi del suo congedo militare. Dai contenuti social emergeva da tempo la volontà di far del male. In un video parlava di riunire la sua famiglia per una “festa” dove li avrebbe uccisi tutti. Aveva anche descritto nei dettagli la sua conversione, ispirata, a suo dire, da alcuni sogni. E qui torniamo a riflettere sui mille algoritmi informatici che ci spiano per venderci un frigorifero, che si attivano in tempo reale per rimuovere una foto di donna a seno nudo, ma inutili quando si tratta di prevenire il gesto di un folle. Dov’è Meta (società proprietaria di Facebook, Instagram, Whatsapp e Messenger) quando un utente preannuncia una strage in un reel?
...e il Berretto Verde che ce l'ha con Trump
5 ore dopo l’attentato di New Orleans, a Las Vegas un’auto di marca Tesla viene fatta esplodere a poca distanza dall’entrata principale del Trump Hotel. L’esecutore si chiamava Matthew Alan Livelsberger, anche lui militare americano 37enne delle forze speciali. L’uomo si è suicidato poco prima dell’esplosione dell’ordigno montato sulla sua auto. Si è ipotizzato inizialmente un collegamento tra i due attentati in quanto i due uomini avrebbero prestato servizio entrambi nella base militare di Fort Bragg in North Carolina e in Afghanistan e avevano noleggiato i due veicoli usati per gli attentati con la stessa app, comunque molto comune negli Usa. Ma Christopher Raia, assistente alla direzione Fbi, ha smentito collegamenti diretti tra i due fatti. Il sindaco di New York Eric Adams annuncia nuove misure di sicurezza: «Dopo gli attacchi a New Orleans e Las Vegas, la polizia di New York e io siamo stati in costante comunicazione. Sebbene non vi siano minacce immediate per la nostra città in questo momento, per eccesso di cautela, abbiamo aumentato la sicurezza e la presenza della polizia di New York in luoghi rilevanti, tra cui la Trump Tower e Times Square».
Le reazioni
«Rabbia e frustrazione» ha espresso il presidente uscente Joe Biden mentre quello entrante, Donald Trump, non ha perso occasione per fare campagna elettorale: «I criminali che arrivano nel nostro Paese sono molto peggiori di quelli che abbiamo». Peccato che entrambi gli attentatori fossero cittadini americani, nati e cresciuti negli States. In particolare Livelsberger era un veterano di guerra pluridecorato, in servizio due volte in Afghanistan, poi in Ucraina, Tajikistan, Georgia e Congo. Il messaggio di morte che il Tycoon non ha voluto leggere era proprio contro di lui e il suo Trump Hotel, consegnato per mezzo di una Tesla, auto creata dal suo nuovo collaboratore, Elon Musk.
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