Caso “Mia Moglie”, dietro il profilo c’è una donna
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C’è una donna dietro il profilo Facebook “Mia Moglie”, una pagina che raccoglieva foto intime e video espliciti di donne, solitamente caricate da mariti. La donna, insieme a un’altra persona, un uomo, co-gestore della pagina, sono al centro dell’indagine che si allarga fino ad arrivare a coloro che si sono nascosti dietro il profilo che ha dato il via a una vicenda che ha coinvolto migliaia di persone. Secondo le indagini della polizia postale, i due amministratori avrebbero utilizzato cellulari intestati a terze persone, con sim anonime, nel tentativo di rendere più difficile l’identificazione. Adesso però gli inquirenti avrebbero tracciato il profilo di chi si nasconde dietro a tutto e dopo 3 mesi di indagine si è arrivati alla svolta.
L’indagine è partita il 19 agosto, quando è stata denunciata la presenza di un gruppo di 32 mila iscritti in cui venivano scambiate immagini di donne, nude, o intente in atti sessuali, immagini intime che però erano diventate pubbliche senza il consenso della diretta interessata.
Pian piano il quadro si è fatto più chiaro dopo la denuncia arrivata ai media: in molte hanno riconosciuto il proprio volto e hanno denunciato chi aveva inviato le foto: tra loro anche ex politici e militari.
La chiusura del gruppo non ha determinato la fine delle indagini che hanno invece approfondito l’esistenza di altri gruppi simili.
Il caso ha scoperchiato quindi un vaso di Pandora che, tra le altre cose, ha svelato un forum online “Phica” dove, con l’intelligenza artificiale, venivano “spogliate” le foto di persone comuni e di vip. Impressionanti i numeri: online dal 2005, questo sito raccoglieva 700 mila iscritti, registrando centinaia di migliaia di accessi al giorno.
Le successive indagini hanno portato a svelare l’identità dell’amministratore delle piattaforme, indagato per diffusione illecita di immagini. L’amministratore di Phica.net, un 45enne italiano, in una chat del 4 febbraio 2022, aveva scritto anche frasi da far rabbirividire: “Minorenni vestiti e non soggetti dell’intero link sono accettati”. Ma all’interno della stessa discussione, c’erano link a video o a immagini di minorenni nudi o in intimo. In cambio, con la pornografia, gli amministratori monetizzavano attraverso la diffusione delle immagini su internet.
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