Cathy La Torre: «Con il mio libro vi spiego come parlare senza ferire»
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Intervista a Cathy La Torre che è tornata in libreria con il suo ultimo libro Non si può più dire niente, un manuale pratico che ci aiuta a evitare un linguaggio offensivo. L’avvocata e attivista per i diritti civili e contro le discriminazioni fa il punto in materia di “politically correct” e commenta i “complimenti” di Trump a Meloni.
Cathy La Torre è una di quelle persone che sembrano vivere a cavallo tra la passione civile e la fatica quotidiana di chi non si limita a parlare di diritti, ma li esercita, li difende, li costruisce. Avvocata, attivista, fondatrice del movimento “Odiare ti costa” contro il linguaggio d’odio, volto noto della comunicazione social come “avvocathy” e presenza costante nei dibattiti pubblici su diritti civili e discriminazione, La Torre è diventata in pochi anni una figura simbolo di un’Italia che, pur con lentezza, sta imparando a parlare di parità, di rispetto e di libertà personale senza dover passare attraverso l’ideologia.
La differenza tra libertà e privilegio
Il tratto forse più riconoscibile della sua figura è proprio la capacità di tradurre in linguaggio umano ciò che di solito resta confinato nelle aule dei tribunali. Ovvero, si può lavorare per prevenire il linguaggio offensivo? Come si educa al rispetto dell’altro? Il progetto “Odiare ti costa”, nato nel 2018, è una risposta diretta all’aggressività dei social network, alla diffamazione, al revenge porn, alla gogna digitale che da anni avvelena il dibattito pubblico in un Paese che fa molta fatica a distinguere il dissenso dall’insulto, l’opinione dalla minaccia.
Non è un caso che Cathy La Torre sia anche una delle voci più attente alla tutela dei diritti delle persone LGBTQ+, al riconoscimento delle identità di genere e alle battaglie contro la discriminazione nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei media. L’avvocata La Torre sa che le leggi possono restare lettera morta se non sono accompagnate da una cultura in grado di sostenerle. La differenza tra libertà e privilegio sta nel fatto che non basta rivendicare il diritto a essere se stessi, bisogna anche garantire agli altri la possibilità di farlo.
Regole per esprimersi in modo adeguato
Cathy La Torre è in libreria con Non si può più dire niente – Manuale di sopravvivenza tra politicamente corretto e linguaggio inclusivo, un manuale pratico per imparare a dire tutto senza offendere nessuno. All’inizio troviamo la prefazione del professor Gian Maria Annovi e poi un’introduzione che ci spiega come approcciarci a questo libro che vuole aiutarci a essere rispettosi senza paura di diventare “pesanti”. E abbiamo voluto chiederle come si fa, in questa intervista…
La responsabilità delle parole
Come si fa a imparare a parlare senza offendere nessuno?
«Tutti i complimenti che hanno a che fare con la bellezza e con il corpo sono diventati molto a rischio. Un complimento pesante nei confronti di una giovane lavoratrice può essere considerato molestia se espresso nel modo sbagliato. Poi ci può essere una donna che non lo considera tale, ma non c’è niente di male nel cercare di comunicare senza diventare molesti. Questo libro ci spiega come non metterci in una posizione di imbarazzo o anche di danno, perché la Cassazione spesso ha punito atteggiamenti che potevano sembrare “goliardici” con il licenziamento».
In virtù di questo, come ha valutato i complimenti di Donald Trump a Giorgia Meloni in un recente incontro tra capi di Stato?
«Ho criticato fortemente sia quella battuta, sia Landini. Non ci si rivolge a un Presidente del Consiglio in quel modo, chiamandola “giovane bella donna” e il capo di un sindacato che l’ha definita “cortigiana”. Se fosse stato un uomo l’avrebbe chiamato “cortigiano”? Sono state due espressioni non consone rispetto al contesto in cui sono state pronunciate».
Come si è riusciti a trasformare il “woke”, cioè una maggiore sensibilità verso gli altri, in qualcosa di opprimente?
«Gran parte della responsabilità è la nostra. Il rimproverare, redarguire continuamente, il far sentire stupidi gli altri per aver magari sbagliato un termine. Mia madre è americana, è nata nel 1955 e a volte le scappa “nigger (negro)” e io le spiego che non siamo più nell’America degli anni ‘70. Piano piano ho cambiato il suo vocabolario ma non con il rimprovero, gliel’ho spiegato.
Noi, all’interno della nostra comunità, usiamo scherzosamente la parola “frocio”, ma se viene da fuori diventa un’offesa. Quando Giorgia Meloni dice che Charlie Kirk ha avuto il coraggio di dire quello che altri hanno detto che era “sbagliato”, ci manda il messaggio che votare loro è liberatorio. Noi ti libereremo dal peso e dalla responsabilità delle parole. Ok, poi le cause per risarcimento danni le pagano loro?».
Da una parte si libera il linguaggio, dall’altra però sembra si voglia mettere il bavaglio a una certa informazione. Mi riferisco al caso di Sigfrido Ranucci, multato per aver mandato in onda la telefonata tra Sangiuliano e la moglie.
«In punta di diritto il Garante per la Privacy può valutare che quell’audio non fosse essenziale ai fini di informare il pubblico, ma nel momento in cui un membro del Collegio di un organismo, che dovrebbe essere terzo, si reca nella sede di un partito due giorni prima di un provvedimento del genere, noi guardiamo all’inopportunità del gesto. Ha gettato semplicemente un’ombra sull’autonomia dell’organismo che rappresenta».
Come mai questo dissing continuo con Selvaggia Lucarelli che la “pizzica” su molti temi, l’ultimo dei quali l’essere o meno un legale della Sumud Flotilla?
«Io sono semplicemente uno dei legali che ha fatto delle consulenze per la Flotilla su argomenti che non posso divulgare, perché fanno parte del mio mandato».
Armi di distrazione di massa
Che tipo di linguaggio è quello di Trump che annega nello sterco i suoi oppositori, o quello dell’attivista che mangia i popcorn davanti a una Gaza sotto i bombardamenti? Riesce a darsi una spiegazione?
«Ha il senso di creare un clima d’odio in cui tutto è permesso, in cui tutto viene ampiamente sdoganato. È un clima d’odio che può sfuggire di mano anche a chi l’ha creato. È anche una grande operazione di distrazione di massa che distoglie dal problema principale. E c’è da dire che oggi fa audience la polarizzazione estrema; un linguaggio pacato che non attacca nessuno è noioso, non attrae. Oggi l’educazione è noiosa».
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