Claudio Lippi: «In TV ho avuto il coraggio di oppormi. E l’ho pagato»
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Claudio Lippi appartiene a una categoria rara; è un conduttore coraggioso, uno di quelli disposti a perdere tutto, o quasi, pur di non perdere l’unica cosa che conta davvero: se stesso. È un uomo di spettacolo che ha segnato generazioni diverse con leggerezza, ironia e una professionalità che non ha mai conosciuto compromessi. Oggi, con la stessa onestà che lo ha sempre contraddistinto, si racconta con noi senza filtri, parlando senza troppi giri di parole, ma andando subito al sodo. Perché, e lui lo ha sempre dimostrato, ciò che conta è la sostanza. È per questo che non ha paura di ammettere le proprie fragilità, anche se avrebbe preferito meno clamore; infine non ha timore di dire che forse meriterebbe più spazio in TV.
Claudio, la sua carriera ha accompagnato più generazioni di spettatori: sente di avere ancora qualcosa da dire?
«Può sembrare banale ma, in realtà, avrei ancora molto da dire. La possibilità di farlo, però, dipende da chi decide i contenuti delle varie emittenti».
Lei ha sempre difeso un’idea di televisione autentica, vicina al pubblico, e non ha esitato a dire no quando non condivideva certe scelte, come accadde a Buona Domenica, che lasciò perché stava diventando “trash”. Guardando oggi ai programmi mainstream, cosa pensa che manchi davvero alla TV?
«Forse un po’ più di coraggio».
E fino a che punto, secondo lei, un artista deve avere il coraggio di opporsi, anche a costo di pagarlo sulla propria pelle?
«Io credo di averlo già pagato, ma non ho avuto la ricevuta dell’avvenuto pagamento».
Se tornasse oggi in televisione, cosa vorrebbe dare al pubblico?
«Quello che ho sempre dato: leggerezza, rispetto e ironia».
Ha raccontato che dal 2006 non riesce più a parlare con Pier Silvio Berlusconi e che poi ha smesso di cercarlo. Il fatto che Mediaset stia puntando a una TV garbata e più sobria la fa ben sperare in un nuovo contatto?
«Io sono sempre reperibile, pronto a dare il massimo. Tutti sanno dove trovarmi».
Ha paura di scomparire dalle scene, di non avere più spazio?
«Se dovesse accadere saprei reagire con fermezza e civiltà».
Tra i conduttori di oggi chi le piace e quale tipo di TV, invece, apprezza meno?
«Un giudizio non lo darò mai, nemmeno sotto tortura. L’unico vero “giudice” è il pubblico».
Stefano De Martino è uno dei volti più lanciati della Rai. Pensa sia destinato a grandi cose?
«Glielo auguro. Onestamente sono curioso di vedere come verrà interpretata l’attuale perdita di ascolti nei confronti del competitor. Ma in Italia è così: si passa dalle lodi sperticate alle profezie più negative».
Qual è stato il momento più duro della sua vita e come lo ha trasformato?
«Ne ho avuti, come tutti: molti momenti difficili, ma ho sempre cercato di trasformarli in esperienze da considerare come possibilità di crescita. Sono simile a Sinner che sa vincere, ma che sa, soprattutto, perdere».
Lei ha sempre portato leggerezza e sorriso. Ma cosa c’è dietro quel sorriso quando le telecamere si spengono?
«Un uomo con i suoi pregi e i suoi difetti. Comunque, non uso maschere: telecamere accese o spente non mi fanno cambiare».
Oggi si parla molto di fragilità maschile. Lei ha ammesso i suoi timori, le difficoltà, i problemi di salute. Quanto è stato complicato mostrarsi senza sentirsi giudicato?
«Non mi sembra un reato preoccuparsi di deludere. Ti fa aumentare l’adrenalina. Per quanto mi riguarda, io credo di non aver mai reso pubbliche, di mia spontanea volontà, le eventuali difficoltà o notizie sulla salute».
L’amore ritrovato con Kerima, il senso di colpa per non essere stato presente come avrebbe voluto nel ruolo di padre… in che modo tutto questo ha cambiato la sua idea di famiglia?
«In nessun modo. So di essere fortunato nel non aver perso Kerima, le mie figlie Lenni e Federica e di aver aggiunto un angelo: la nipotina Mya Summer».
Che cos’è per lei il successo e come è cambiata la sua idea negli anni?
«Il successo può essere micidiale se arriva all’improvviso. Io ho fatto tanta gavetta e ho capito che è effimero, quindi cerco di non farmici incastrare».
Se potesse parlare al Claudio ragazzo, appena agli inizi, cosa gli direbbe?
«Caro giovane Claudio, sappi che dovrai imparare a rispettare tutti, ma non credere che siano tutti amici».
E al pubblico che la legge ora sempre con affetto cosa vorrebbe dire?
«Innanzitutto ringrazio chi mi segue da sempre e mi dimostra un affetto che mi apre il cuore. Poi ricordo loro di cancellare una frase che non sopporto: “L’hanno detto in televisione”. E, infine, di tornare a sorridere e a comunicare più con le parole e gli sguardi che con i WhatsApp e i social che rendono “asocial”. Un immenso abbraccio».
Claudio Lippi è sbarcato anche in libreria. "Tele Racconto", firmato dal conduttore insieme al giornalista Alessandro Battaglia e pubblicato da Orange Publishing a fine 2024, è un viaggio emozionante nei 70 anni della televisione italiana. Tra pagine dense di ricordi, aneddoti e riflessioni, il volume restituisce l’anima di un mezzo che ha segnato intere generazioni, dai primi esperimenti in bianco e nero fino all’era digitale. Più che un saggio, è una dichiarazione d’amore verso il piccolo schermo, capace di raccontare il cambiamento sociale e culturale del Paese, celebrando i programmi, i volti iconici e la magia senza tempo della TV.
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