Francesca Baroni: «Basta TV, ora mi divido tra politica, giornalismo e nuovi sogni».
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Stasera in prima serata su Canale 5 torna l’appuntamento con Temptation Island e poi… e poi…, lo spin-off che riporta davanti alle telecamere le coppie dell’ultima edizione per scoprire come sono cambiati i loro rapporti una volta spenti i riflettori. Conferme, colpi di scena e decisioni inaspettate animeranno un viaggio nei sentimenti che, come sempre, scrivono il loro finale solo con il tempo. Ma se la curiosità corre ai protagonisti più recenti, viene spontaneo chiedersi che fine abbiano fatto i volti storici che hanno reso indimenticabili le passate stagioni. Tra loro c’è Francesca Baroni, che il pubblico ricorda per la sua partecipazione insieme a Ruben Invernizzi: oggi la ritroviamo lontana dai falò e dai riflettori, divisa tra giornalismo e politica con la stessa ironia e sincerità con cui ha accettato di raccontarsi in questa intervista, parlando di sogni, sfide e passioni che l’hanno portata molto lontano dall’isola delle tentazioni.
Molti la ricordano ancora per la sua partecipazione a Temptation Island: quanto sente che quell’esperienza le appartenga ancora e quanto invece si è lasciata la TV alle spalle?
«Mi appartiene nella misura in cui tutto ciò che viviamo lascia una traccia, anche se minuscola».
Dalla televisione al giornalismo, fino alla politica: qual è stato il filo conduttore che l’ha guidata in questo percorso apparentemente così diverso?
«Il filo conduttore sono la parola e la verità. In tv l’ho prestata a un racconto leggero, nel giornalismo a una narrazione critica, in politica alla possibilità di incidere. Cambia il contesto, ma resta l’idea che la parola non sia mai innocua: può confondere, informare o trasformare. È il filo rosso che tiene insieme ogni mia esperienza».
Cosa pensa della questione femminile oggi?
«Credo che la questione femminile oggi non sia più una battaglia “contro”, ma una battaglia “per”. Per la competenza riconosciuta, per la possibilità di non essere definite dal genere, per un’idea di leadership che non deve imitare modelli maschili. Non è rivendicare uno spazio, ma ridisegnarlo».
In politica si parla spesso di rappresentanza femminile: cosa significa per lei dare voce alle donne e quali battaglie sente più sue?
«Dare voce non significa parlare “al posto di”, ma creare le condizioni perché ogni donna si senta legittimata a parlare da sé. Io sento particolarmente mia la battaglia per la libertà delle scelte: lavorare, non lavorare, fare figli o non farli, dedicarsi alla carriera o alla famiglia».
La sua generazione viene spesso descritta come disillusa nei confronti della politica: come pensa si possa riconquistare la fiducia dei giovani?
«I giovani non sono disillusi: sono ipersensibili alle incoerenze. Per riconquistare la loro fiducia, la politica deve smettere di fare proclami e cominciare a dare risposte tangibili, anche piccole, ma concrete. Non cercano promesse, cercano autenticità. E in questo senso credo che la mia generazione non sia la più sfiduciata, ma la più esigente: e questo è un bene».
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