Gabriella Carlucci: «”Ballando con le Stelle”? Non ci andrei mai!»
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Gabriella Carlucci, che dal 2015 rappresenta le eccellenze del Bel Paese nel mondo, ci racconta la sua esperienza a Belgrado e fa un appello ai film-maker di “casa nostra”.
Nelle scorse settimane Belgrado ha accolto la decima edizione del Festival del cinema italo-serbo, ospitato nella prestigiosa Kinoteka Jugoslava. Una rassegna che celebra e intreccia le eccellenze del cinema italiano e serbo, ma che è anche un crocevia di culture, creatività e contaminazioni artistiche.
A guidare la manifestazione c’è Gabriella Carlucci, instancabile ambasciatrice della bellezza e del talento italiani, che attraverso l’associazione culturale Excellence International porta oltre confine non solo il nostro cinema ma anche il design, la moda, il food e l’arte del saper fare, con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado e dell’Istituto Italiano di Cultura. Al suo ritorno, l’abbiamo incontrata per farci raccontare questa esperienza e ripercorrere le tappe di una carriera che l’ha vista protagonista in tv, in politica e oggi come promotrice culturale.
Dobbiamo «uscire dai nostri confini»
Gabriella, è da poco rientrata dal Festival del cinema italo-serbo, a Belgrado: cosa significa essere ambasciatrice delle eccellenze italiane?
«Sono molto orgogliosa di essere italiana, tutto ciò che ho fatto l’ho fatto perché sono italiana. Il Festival è nato come evento di cinema, ma mi sono resa conto che tutto ciò che arriva dal nostro Paese piace e vale la pena portarlo oltre confine. Così, oltre al nostro miglior cinema per il pubblico e i distributori serbi e al miglior cinema serbo da mostrare ai distributori italiani, ho aggiunto anche il design, la moda e il food. È una collaborazione tra due Paesi che guarda anche alle coproduzioni. E devo dire che, dal punto di vista commerciale, è stato facile coinvolgere partner italiani, perché le nostre aziende piacciono molto e negli anni hanno partecipato realtà di ogni settore».
Il cinema italiano ha una tradizione straordinaria. Oggi siamo ancora “unici” o c’è qualcosa che dovremmo recuperare?
«Dobbiamo recuperare la volontà di uscire dai nostri confini. Quando lo facciamo, abbiamo dei riscontri positivi: basti pensare a Perfetti sconosciuti, che in Cina ha incassato miliardi nella prima settimana. Molti registi italiani fanno film con messaggi universali, ma si è persa la voglia di cercare coproduttori stranieri, che portano in dote anche i loro mercati. Siamo diventati pigri, complici norme come il tax credit che hanno permesso di avere dei fondi solo per realizzare film, pur senza avere una distribuzione. Ma la distribuzione deve essere fondamentale. Ci siamo un po’ adagiati sugli allori».
A Belgrado ha fatto incontrare due mondi, quello serbo e quello italiano: quali affinità e differenze l’hanno colpita?
«Le affinità sono tantissime: come noi, i serbi hanno una società molto legata alla famiglia. Anche lì le mamme terrebbero i figli in casa a oltranza e li aiutano a ogni costo. Li trovo molto simili a noi nel loro essere calorosi, affettuosi. Sono però più evoluti, più informati. Sono un popolo colto: a Belgrado ci sono tantissime librerie, piene di libri in tutte le lingue, che sono anche luoghi di incontro e intrattenimento con caffetterie, eventi e musica. Sono sempre affollate, segno che la gente legge. Hanno un teatro d’opera lirica da mille posti con una stagione che dura nove mesi. Sono attenti alla cura degli spazi pubblici e del verde e questo è sinonimo di civiltà».
Il Festival è attento alla sostenibilità, con mezzi elettrici per gli ospiti. Anche nella vita quotidiana presta attenzione a questa tematica?
«Assolutamente sì. Io uso solo una microcar elettrica, bevo acqua microfiltrata e cerco sempre di scegliere soluzioni riutilizzabili».
La formazione «austro-ungarica»
La sua carriera è stata trasversale, dalla televisione alla politica, fino alla promozione culturale: c’è un filo rosso che lega tutte queste esperienze?
«Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa che mi è servito nella successiva. La TV mi ha formato: la diretta ti obbliga a parlare con il pubblico, a sapere sempre cosa dire. È stato utile in politica, dove devi raccontare i programmi e rispondere alle domande della gente. In Parlamento ho imparato a conoscere le istituzioni nazionali e internazionali, costruendo rapporti che poi mi sono serviti nel lavoro di promozione culturale all’estero».
Guardandosi indietro, cosa la rende più orgogliosa e cosa avrebbe fatto diversamente?
«Sono orgogliosa di tutto quello che ho fatto. Da ragazze, io e le mie sorelle siamo cresciute a Udine, in una realtà severa e rigorosa. Poi ci siamo trasferite a Roma, che ci sembrava un universo parallelo. Io ho avuto successo in TV, in politica e poi ho ricominciato da zero proprio grazie alla formazione austro-ungarica che ho avuto a Udine. In Serbia ci sono arrivata da turista, dopo aver conosciuto l’ambasciatrice serba a una partita di tennis. È stata una scoperta che mi ha cambiato la vita e oggi ho riconoscimenti e titoli importanti».
È sempre stata una donna determinata. Quanto conta la grinta femminile in mondi prevalentemente maschili?
«Io sono fatta così, con questo modo di essere ci nasci! Sono impulsiva, a volte troppo e non sempre paga, ma la determinazione è fondamentale. Se pensi troppo, alla fine non fai più nulla. Certo, qualche volta riflettere di più mi avrebbe evitato errori, ma il bilancio, in fin dei conti, è positivo. La determinazione ti aiuta ad affrontare qualunque strada, purché ci sia preparazione».
La TV le manca? Perché l’ha lasciata?
«In realtà non l’ho lasciata perché mi aveva stancata, ma è stata una scelta obbligata. Dopo Buona Domenica ho fatto tanti programmi, tra cui Melaverde, di cui ero anche autrice. Ma si trattava di una trasmissione itinerante e nel frattempo sono stata eletta in Parlamento e sono diventata sindaco di una cittadina. In tutto ciò, ho anche un marito e un figlio: era impossibile fare tutto!».
È ipotizzabile un suo ritorno in TV?
«Non farei più programmi leggeri, non sono più quel tipo di persona. Mi piacerebbe un progetto serio, di contenuti, magari legato al lavoro e all’incontro tra domanda e offerta. Vorrei realizzare qualcosa in questo ambito».
Quindi se sua sorella Milly la invitasse a Ballando con le Stelle, non accetterebbe?
«No, non ci andrei, a prescindere. Non mi piace l’idea di fare questa cosa delle sorelle che vanno in TV: sarebbe come prestare il fianco alle critiche. Noi stiamo bene così».
Il rapporto con le sisters e i progetti futuri
Come vivete il fatto di essere entrambe personaggi pubblici? C’è mai stata rivalità?
«Io ho cinque anni meno di Milly, l’altra nostra sorella, Anna, ha sette anni meno di lei. Entrambe siamo state fortunate ad avere una sorella come Milly: bravissima a scuola, nello sport, nel disegno, era sempre la numero uno. Quando hai una sorella così, o la subisci o la emuli. Noi abbiamo scelto di emularla, di fare sempre tutto al meglio delle nostre possibilità. Abbiamo un rapporto solidissimo».
Ci racconta un episodio in particolare che ricorda?
«Quando è nata l’Unione Europea, Milly frequentava il terzo al liceo classico. Il Parlamento Europeo indisse un concorso nelle scuole… Ebbene, Milly fu la vincitrice assoluta e andò a Bruxelles a ritirare il premio e la vincita in denaro. Di una sorella così, non puoi non essere fiera!».
Cosa le ha insegnato crescere con due sorelle?
«Mi ha insegnato tantissimo. Le mie sorelle sono le prime persone a cui chiedo consiglio. Abbiamo avuto genitori meravigliosi, che non hanno mai litigato davanti a noi e che hanno dedicato la vita alle figlie. Questo ci ha rese ancora più unite. Io non sono riuscita a fare altrettanto con mio figlio perché ero troppo presa dal lavoro, ma la famiglia resta la mia forza. Le mie sorelle sanno tutto di me e io di loro, ci supportiamo nelle difficoltà, ci scambiamo consigli».
È ancora spericolata come ai tempi di Buona Domenica?
«Direi di sì! Sono appassionata di tennis e quest’estate ho frequentato l’accademia di Rafael Nadal: sono stata l’unica ad allenarsi per tre ore di fila sotto il sole cocente, per poi buttarmi in piscina. Voglio sempre migliorarmi, mi piace l’impegno fisico, mi tiene viva».
Di recente ha incontrato Papa Leone XIV. Che impressione le ha fatto?
«Un’emozione immensa. Credo molto, ognuno ha il suo modo di pregare, ma io sento il bisogno di un punto di riferimento e per me il Papa lo è. Ho adorato Papa Francesco, ma anche Papa Leone XIV mi piace molto: ho ammirato la sua dolcezza, la sua vicinanza alle persone in difficoltà. Spero di avere presto un’udienza per poter parlare con lui. Quel giorno emanava serenità, ti infondeva benessere. Credo che farà tanto bene e i suoi appelli per la pace, purtroppo inascoltati, sono, secondo me, fondamentali».
Un’ultima domanda: oggi cosa sogna ancora di fare, che progetti ha?
«Mi occupo di produzione e mi piacerebbe aiutare mio figlio e i suoi soci, che sono i nipoti di Virna Lisi, a fare con la loro società di produzione grandi cose. Stanno facendo cose molto interessanti e vorrei sostenerli».
Una vita sentimentale molto intensa
Gabriella Carlucci ha vissuto una vita privata intensa e riservata. Nel 1989 ha sposato l’attore Gianfranco Jannuzzo, ma il matrimonio si è concluso nel 1992. Quattro anni dopo, nel 1996, è convolata a nozze con l’avvocato Marco Catelli, con cui ha costruito una famiglia solida. Dal loro amore è nato Matteo, che ha scelto di seguire la strada del mondo dello spettacolo, confermando come la passione per l’arte e la creatività sia un filo rosso che attraversa la storia della famiglia Carlucci.
Una carriera lunga e molto varia
Gabriella Carlucci ha conquistato il successo nel 1983 con "Portobello" di Enzo Tortora: «Mi scelse perché non mi spaventava nulla, il giorno dopo la gente mi fermava per strada», ha ricordato. Poi sono arrivati "Festivalbar", "Azzurro", "Sanremo" e "Buona Domenica" con Gerry Scotti, che ricorda con affetto. Dopo la grande popolarità, ha lasciato la TV per la politica: entrata in Forza Italia, è stata eletta deputata e nel 2010 è diventata sindaco di Margherita di Savoia. Dal 2015 si dedica alla promozione del cinema e del Made in Italy a livello internazionale ed è una stacanovista: «Per fermarmi devono inchiodarmi», ha scherzato.
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