Joe Bastianich: «Ho fatto soldi, ma il vero successo è poter aiutare gli altri»
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Money, il bilancio di una vita è il debutto sul palcoscenico dell’ex giudice di Masterchef Joe Bastianich, che ci parla di questa nuova avventura con la verve che lo contraddistingue. Il re della ristorazione ci accompagna nel cuore del suo nuovo show, che racconta la storia di un imprenditore e il sogno americano, tra arte, musica e cucina…
Per la prima volta Joe Bastianich diventa protagonista di Money, il bilancio di una vita, il nuovo spettacolo teatrale che fonde narrazione, musica dal vivo e una potente componente visiva per raccontare senza pudore la vita di uno dei più camaleontici uomini dello showbusiness e dell’imprenditoria stessa in uno stile deliziosamente contaminato da Broadway, canzoni melodiche, commedia, metateatro pirandelliano e molto altro.
In uno spettacolo cucitogli addosso dalla regia di Massimo Navone, insieme a Tobia Rossi, il divo di Masterchef ci porta nel retro di un ristorante immaginario dopo l’orario di chiusura insieme allo staff coinvolgendoci tra le mansioni prima di andare a casa: ma proprio tra queste quinte inizia un nuovo show dove ristorazione, arte e autobiografia si fondono catapultando lo spettatore nella vita più intima di Joe Bastianich, in un flusso di coscienza incredibilmente coinvolgente.
Tra musica, teatro e vita: il racconto autentico di Joe Bastianich
Joe, una nuova e inaspettata esperienza artistica: come dipingerebbe questo show?
«Si tratta di un racconto molto personale, dove musica e racconto si fondono: non è un musical, premetto, ma un mix di generi “cucinati” ad hoc sulla mia vita. Lo show attraversa la mia storia e quella della mia famiglia tra l’Italia e gli Stati Uniti, esplorando con la leggerezza delle canzoni e la profondità del teatro il legame tra economia, potere, società. Ho raccontato me stesso e la mia storia di imprenditore tra fallimenti, successi, preoccupazioni, sogni e ambizione: tutto questo partendo dal concetto del denaro, motore dell’esistenza comune. È una narrazione ironica e inaspettata che tocca tutti partendo dalla mia storia, non un’autobiografia ma un genere nuovo, capace di suscitare molteplici emozioni».
Perché proprio il teatro?
«Perché volevo mettermi in gioco e trovare uno spazio dove raccontarmi, divertire, far riflettere e toccare molti aspetti della vita: volevo uno spettacolo completo e inedito. Credo che il teatro rappresenti la più alta espressione di narrazione. Ho fatto molta televisione, scritto libri e fatto tanta comunicazione per arrivare qui a raccontarmi senza filtri».
Che cosa rappresenta la scenografia?
«È il mondo da cui sono partito, un luogo dove ci si incontra con lo staff, con alcuni amici, un luogo dove si vivono le soddisfazioni ma anche le preoccupazioni economiche: il dietro le quinte di un ristorante è un ponte tra realtà e finzione, tra palco e pubblico. Qui è anche il luogo del denaro, dove ho imparato il valore del successo e dove ho vissuto anche il rischio dell’imprenditoria: su questa scena può succedere di tutto».
Come definirebbe la musica che accompagna tutta la narrazione?
«Sono canzoni legate al mio mondo: sono figlio di emigranti istriani alla ricerca del sogno americano. Raccontano i miei ricordi e la mia vita in quella New York dagli anni Settanta fino agli anni Novanta: ci sono canzoni scritte da me accanto a “classici” rivistati con la direzione musicale di Roberto Dibitonto».
Nel cast non ci sono donne: il motivo?
«Per il tipo di relazione comica-ironica tra il capo e i suoi dipendenti era più facile creare un ambiente al maschile. Ma non mancheranno però sorprese, ad esempio un cameo di mia mamma!»
Il fil rouge è il denaro, (che fa la felicità?)
Parliamo dell’argomento tabù: qual è il suo rapporto con il denaro?
«C’è una visione culturale molto diversa tra l’America e l’Italia riguardo ai soldi e ho parlato di questa differenza anche in scena. L’America è sempre ottimista, è un posto fantastico dove ho potuto avere successo: mi sento molto americano in questo senso. Il denaro ci permette di parlare di temi universali anche se può sembrare scomodo affrontarli da questa prospettiva, ma in realtà è il filo conduttore dei rapporti familiari, dei legami tra generazioni, dell’immigrazione, dell’imprenditoria. Money è davvero il bilancio della mia vita partendo dal ristorante, ma è anche il racconto di storie umane che appartengono a noi tutti facendoci capire quanto i soldi influenzino il nostro modo di essere».
I soldi quindi realizzano ogni desiderio?
«Il denaro è uno strumento fondamentale per realizzare i propri sogni. Ho avuto successo, ho fatto soldi e ora posso fare molto, compresa tanta beneficenza per aiutare gli altri. Ho capito giovanissimo che il denaro mi avrebbe permesso di avere una vita diversa, sviluppando una visione del denaro senza pudore. Ho lavorato moltissimo per realizzare i miei obiettivi; non ho una visione ideologica del denaro ma molto pratica: lavora per non essere povero. Fine. Lo spettacolo si conclude però proprio con questa domanda: i soldi sono davvero tutto o non sono niente?».
C’è una parola per concludere il suo bilancio?
«Si, Bitcoin!».
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