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Omicidio Garlasco, indagato per corruzione il procuratore che archiviò l’indagine su Sempio
Attualità

Omicidio Garlasco, indagato per corruzione il procuratore che archiviò l’indagine su Sempio

Alan David Scifo
Alan David Scifo
Settembre 26, 2025

In questo articolo

  • Il foglietto incriminato
  • Il ruolo degli agenti della polizia giudiziaria
  • Le reazioni degli avvocati

Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia, avrebbe preso dei soldi per archiviare in fretta la posizione di Sempio. A incastrarlo, secondo la procura, un foglietto del padre di Sempio e degli strani spostamenti nei conti bancari della famiglia.

Colpo di scena nell’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi a Garlasco. L’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, che nel 2017 ha archiviato l’indagine su Andrea Sempio, è indagato dalla Procura di Brescia per corruzione in atti giudiziari. Stando all’accusa, il procuratore avrebbe ricevuto dei soldi all’epoca dei fatti per scagionare Sempio, attualmente indagato nella nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, lo stesso delitto per cui è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere l’allora fidanzato di Chiara, Alberto Stasi.

A Mario Venditti, secondo la pm Claudia Moregola e il procuratore capo Francesco Prete, sarebbe “stata proposta o comunque ipotizzata la corresponsione di una somma di denaro” per archiviare la posizione di Sempio.

Il foglietto incriminato

Omicidio Garlasco, indagato per corruzione il procuratore che archiviò l’indagine su Sempio
Mario Venditti (72 anni), ex procuratore aggiunto a Pavia.

L’indagine che coinvolge il procuratore ha dato il via a una nuova andata di perquisizioni, 9 per la precisione: da stamattina, i carabinieri e i finanzieri hanno perquisito le abitazioni di Venditti, quelle di due appartenenti alle forze dell’ordine, ma anche le case dei genitori e degli zii di Andrea Sempio. La somma promessa o data dalla famiglia di Sempio, sempre secondo le indagini, si aggirerebbe tra i 20 e i 30mila euro. La nuova indagine si basa su un foglio scritto a mano, sequestrato durante la perquisizione dello scorso 14 maggio, che apparterrebbe a Giuseppe Sempio, padre di Andrea, sentito insieme alla moglie nella caserma della Guardia di finanza di Pavia. In questo appunto c’è scritto: “Venditti”, “gip archivia” e “20-30”, cifre accompagnate dal simbolo dell’euro. Le somme sarebbero anche più alte secondo la Guardia di Finanza che ha indagato su alcuni prelievi bancari. Secondo le Forze dell’Ordine sarebbero emerse “movimentazioni anomale” tra il dicembre 2016 e il mese di giugno 2017: «Le zie paterne di Andrea Sempio hanno emesso assegni per 43.000 euro a favore del fratello Giuseppe e nel medesimo periodo Giuseppe Sempio e Andrea Sempio hanno effettuato prelievi in contanti per 35.000 euro, del tutto incongrui rispetto alle loro ordinarie movimentazioni bancarie».

Il ruolo degli agenti della polizia giudiziaria

Chiara Poggi in una foto dell'epoca. La ragazza fu rinvenuta in un lago di sangue nella villetta di famiglia a Garlasco, in uno dei casi più intricati e che hanno smosso l'opinione pubblica. A 18 anni di distanza non si esauriscono i colpi di scena... © KIKA
Chiara Poggi in una foto dell'epoca. La ragazza fu rinvenuta in un lago di sangue nella villetta di famiglia a Garlasco, in uno dei casi di cronaca più intricati di sempre e che più hanno smosso l'opinione pubblica. A 18 anni di distanza non si esauriscono i colpi di scena... © KIKA

Il sospetto è nato durante le nuove indagini su Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello di Chiara. Gli investigatori si sono chiesti infatti perché l’allora procuratore Venditti, oggi presidente del cda del Casinò di Campione, avrebbe archiviato così in fretta l’inchiesta su Sempio. Messi al setaccio, in seguito, i conti bancari della famiglia e del procuratore, questi avrebbero portato a delle risposte. L’archiviazione era stata richiesta il 15 marzo 2017 e accolta dal gip il 23 marzo 2017. Questa questa indagine però sarebbe stata viziata “da una serie di anomalie, tra cui l’omissione, da parte della pg incaricata delle indagini, della trasmissione di alcuni passaggi rilevanti delle intercettazioni ambientali”. In queste intercettazioni giudicate irrilevanti ci sarebbero invece frasi importanti su dei pagamenti. In questo nuovo quadro giudiziario ci sono anche due ex carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Pavia, l’ex maresciallo Giuseppe Spoto e l’ex luogotenente Silvio Sapone. Secondo i pm, ci sono stati dei “contatti opachi” tra loro e Andrea Sempio: nella fattispecie si tratta di incontri avvenuti poco prima delle audizioni in Procura, “dei contatti non relazionati” con Sapone o di “durata incongrua”, con Spoto.

Il sospetto dei pm bresciani è che Sempio e i suoi familiari sapessero dell’indagine prima che l’amico del fratello di Chiara Poggi venisse formalmente informato. Le perquisizioni hanno interessato anche i due ormai ex carabinieri, oggi in congedo, sia le loro case che i loro pc, tablet e smartphone.

Le reazioni degli avvocati

Alberto Stasi nel dicembre 2015, nel giorno della sentenza della Corte di Cassazione che confermò la condanna in Corte d'Appello.
Alberto Stasi nel dicembre 2015, nel giorno della sentenza della Corte di Cassazione che confermò la condanna in Corte d'Appello.

L’avvocato di Andrea Sempio, Massimo Lovati, si dice sereno: «I genitori sono sereni e stanno collaborando, stanno guardando pc e telefonini e verbalizzando – ha detto – le cifre di cui si parla nell’appunto che sarebbe stato trovato mi sembrano una base troppo esigua per un’ipotesi corruttiva di un professionista del genere».

Del caso ha parlato anche Francesco Compagna, legale della famiglia di Chiara Poggi, da sempre convinta che l’assassino sia Alberto Stasi: «I genitori di Chiara – ha detto l’avvocato – sono sconcertati da quello che leggono, è una ferita che non si rimargina mai. La paura della famiglia e di tutti è che questo sia un tormentone infinito sulla pelle delle persone coinvolte e della credibilità della giustizia». E ha aggiunto: «Al di là del clamore mediatico, non è che qualcuno ha fatto una valutazione che ha scagionato Sempio a prescindere dagli elementi: contro Sempio non è mai stato trovato nessun elemento o una prova, quale sia stata la condotta dei familiari o di altri di cui non sappiamo nulla».

Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi elogia il lavoro della procura e dice: «L’indagine che ha portato Stasi in carcere è stata costellata da errori e orrori, come cancellare un alibi. L’indagine di oggi di Pavia e quella di Brescia sono costellate di approfondimenti».

 

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