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Ottobre si tinge di rosa per ricordarci quanto la prevenzione sia fondamentale nella lotta contro il tumore al seno. È proprio grazie alla diagnosi precoce che oggi questa malattia fa meno paura rispetto al passato.
Quando si parla di cancro al seno, il termine prevenzione assume il significato di alleato prezioso e di strumento salvavita. Se infatti su 100 donne colpite da tumore, 20 sono affette da cancro alla mammella, sempre maggiore è la percentuale delle pazienti che sconfiggono questa malattia grazie alla diagnosi precoce.
«Individuare il tumore al seno prima che si manifesti clinicamente, ossia prima che superi la dimensione di 1 centimetro, può significare la sopravvivenza», spiega il dottor Giuseppe Failla, responsabile del servizio di mammografia dell’ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma.
Inoltre, spiega Failla: «Quando si parla di prevenzione, non ci si riferisce esclusivamente alla mammografia, che è soltanto un primo screening: oggi siamo infatti in grado di mettere in campo tante altre tecnologie». Un approccio multidisciplinare al tumore al seno, dunque, che si avvale delle più recenti scoperte in campo biologico e genetico, oltre che delle più sofisticate tecnologie di screening e che contribuisce a una diagnostica sempre più precisa e attendibile. «Oggi la parola cancro può non fare paura – dice Failla – Soprattutto se riusciamo a vincere questa lotta contro il tempo e a giocare di anticipo». Prima si individua la malattia, infatti, più tempestivamente si può intervenire per evitare che le sue conseguenze diventino molto gravi.
Dai 30 anni in su una volta l’anno
Ma a quale età è bene iniziare a fare i primi controlli? «Qualora si intenda iniziare a fare prevenzione in maniera zelante, dai 30 anni in poi una donna può eseguire un’ecografia l’anno. Ma è dai 40 anni in su – in assenza di spiccati fattori di rischio – che si consiglia di iniziare a sottoporsi a mammografia. È infatti la fascia che va dai 40 ai 65 anni quella statisticamente più colpita da tumore alla mammella».
Questo significa che, una volta raggiunti i 40, si può smettere di fare l’ecografia e sostituirla con la mammografia? «Assolutamente no – precisa il Professore – L’ecografia “vede” cose diverse rispetto alla mammografia, le due metodiche sono complementari, non alternative. Vanno dunque eseguiti entrambi gli esami».
Cos’è la mammografia e perché è importante
È uno studio estremamente specifico e sensibile basato sull’uso delle radiazioni, che va ripetuto una volta l’anno come forma di controllo. «La mammografia non presenta rischi – assicura il dottor Failla – grazie a mammografi di ultima generazione, infatti, le radiazioni rilasciate sono basse, quindi non c’è un rischio radiogeno di induzione del tumore al seno». È un esame, questo, facilmente eseguibile e accessibile a tutti. «È un salvavita, che consente di individuare un gran numero di tumori e che, grazie alla possibilità di essere integrato con altre metodiche, presenta una notevole attendibilità diagnostica».
Nel caso in cui si dovessero avere delle protesi al seno, l’esito dello studio mammografico, sarebbe ugualmente preciso? «In presenza di protesi dobbiamo modularci in maniera diversa nell’approccio diagnostico, ma è possibile eseguire ugualmente bene tutte le metodiche, utilizzando le tecniche idonee: mammografia, ecografia ed, eventualmente, risonanza magnetica».
Ecografia al seno: come funziona e perché farla
È uno studio basato sugli ultrasuoni ed è totalmente innocuo. Da ripetersi una volta l’anno, l’ecografia “vede” cose diverse rispetto alla mammografia ed è un esame importantissimo, perché aggiunge ulteriori informazioni a quelle che non si riescono a ottenere con la mammografia. «L’ecografia va utilizzata soprattutto nello studio di quei seni che presentano un’elevata densità, che hanno una notevole presenza di ghiandola e che, quindi, mostrano una difficoltà all’analisi radiologica per la loro caratteristica di avere un elevato tessuto mammario». È dunque un esame che integra e completa quello mammografico.
Risonanza magnetica: un esame di approfondimento per diagnosi più accurate
È una metodica recente nello studio della mammella, i cui campi di applicazione sono ben codificati e stabiliti: non si tratta di un esame di controllo, ma di un approfondimento che viene fatto solo in caso di necessità. «Se la mammografia e l’ecografia sono esami di screening, la risonanza magnetica va invece ad arricchire quel grande mosaico che è la diagnostica senologica – precisa Failla – Va bene come studio nelle donne giovani, nei seni complessi, in quelli con le protesi, nella stadiazione preoperatoria, nella diagnostica differenziale tra un’eventuale recidiva (una ripresa di tumore, ndr) o una cicatrice».
I fattori di rischio
Se in famiglia si sono avuti episodi di tumore al seno ci si deve considerare delle “pazienti a rischio”? «Situazioni in cui si siano verificati tumori al seno nella mamma, nella nonna, in zie o cugine, quando cioè ci siano stati casi ripetuti nel tempo, allora sì, il rischio dell’insorgenza di tumore è più alto, è bene dunque tenersi sotto controllo». Ma non solo la familiarità costituisce un fattore di rischio: anche lo stile di vita occidentale può incidere sull’insorgenza del cancro alla mammella.
«In occidente ci si ammala di più di tumore al seno rispetto ai Paesi terzomondisti perché, come diceva il Prof. Veronesi, si fanno sempre meno figli e meno allattamenti e perché lo stile di vita che conduciamo induce a situazioni di stress che contribuiscono ad aumentare i fattori di rischio». Oltre ad avere più figli, dunque, sarebbe anche consigliabile praticare regolarmente un’attività sportiva, avere una corretta alimentazione e condurre una vita che sia il meno stressante possibile.
«Anche un trauma fisico alla mammella può trasformarsi in un input per una patologia mammaria. Va dunque controllato e, se ci si accorge di avere un ematoma, questo va esaminato fino al suo completo riassorbimento, bisogna infatti evitare che si incapsuli e che si formi un granuloma». Il seno di una donna è simbolo di vita, forza e femminilità: salvaguardarlo significa prendersi cura della propria salute e del proprio futuro.
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