Phica, chiude il forum sessista: la fuga degli utenti dopo lo scandalo
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Chiude Phica, forum italiano di pornografia non consensuale: denunce, panico tra gli utenti e indagine della polizia postale.
Dopo il caso del gruppo Facebook Mia Moglie, è finito nell’occhio del ciclone anche Phica, storico forum italiano di pornografia non consensuale attivo, udite! udite!, dal 2005. A seguito delle denunce e dello scandalo esploso sui social, la piattaforma ha diffuso un comunicato in cui annuncia la chiusura: «Phica è nata come spazio di discussione e condivisione personale. Purtroppo, ci sono persone che lo utilizzano in modo scorretto», ha fatto sapere lo staff. Una dichiarazione che non spegne le polemiche, anche perché l’intento del forum appare chiaro già a partire dal nome del sito e dalle sue sezioni, contrassegnate da emoticon e hashtag a sfondo sessuale.
Le vittime
Il forum, che in vent’anni aveva raccolto 800mila iscritti e oltre dieci milioni di messaggi, ospitava immagini di attrici, influencer, professioniste e semplici utenti comuni, spesso rubate dai social e accompagnate da commenti osceni. Tra le vittime anche figure istituzionali: dall’eurodeputata Pd Alessandra Moretti, che ha presentato una denuncia penale, alla vicesegretaria del Pd Lazio Valeria Campagna, fino all’ex sottosegretaria Alessia Morani. Nelle sezioni dedicate ai volti noti comparivano anche la premier Giorgia Meloni, la sorella Arianna, la segretaria del PD Elly Schlein, Maria Elena Boschi, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Daniela Santanchè e Anna Maria Bernini. In alcuni casi le immagini risultavano alterate con l’intelligenza artificiale.
Non solo donne note, però. Accanto ad attrici, influencer e politiche, come dicevamo, anche molte donne “comuni” sono finite nel tritacarne pornografico del forum: mogli, fidanzate, compagne, colleghe, ma anche perfette sconosciute fotografate al mare, al supermercato o in qualsiasi altro luogo. Unico scopo condiviso: usarle come merce di dibattito, commentare in modo esplicito e volgare il loro aspetto fisico, dare sfogo alle proprie fantasie più bestiali. In poche parole: esporle a uno stupro virtuale di gruppo. Darle in pasto al branco.
La fuga degli utenti
La scoperta di siti di questo genere, Mia Moglie, Phica e chissà quanti altri ce ne saranno nella blogosfera, ha fatto esplodere il panico tra gli iscritti. In particolare, gli utenti di Phica.eu si sono dati alla fuga: decine di messaggi inviati agli amministratori del forum chiedono la rimozione urgente di thread e post, persino offrendo denaro per cancellare ogni traccia. «Cancellate il mio account subito», «Urgente rimozione del mio post Mia cognata», «Vorrei evitare polemiche», si legge nelle richieste disperate pubblicate nelle ultime ore. Il timore è che le indagini possano risalire alle identità reali dietro i nickname anonimi.
Accanto alla fuga degli utenti, crescono le iniziative legali. Associazioni e attiviste stanno raccogliendo materiale per una possibile class action, mentre la polizia postale ha aperto un’indagine. A rilanciare il caso è stata la denuncia pubblica della giornalista Mary Galati, che su X ha raccontato di essere stata ignorata in passato nelle segnalazioni al forum. La sua testimonianza ha dato visibilità a un fenomeno che per anni si era alimentato nell’ombra.
Denunciare, un’azione necessaria
Il fondatore, noto online come “PhicaMaster”, si difende sostenendo di non essere responsabile dei contenuti pubblicati dagli utenti, ma il sito presenta falle di sicurezza che potrebbero esporre dati sensibili, comprese le mail degli iscritti. Nonostante la chiusura, il timore è che la piattaforma possa riapparire altrove, sotto un altro indirizzo e protetta da servizi di anonimizzazione.
«In questi forum le donne vengono trattate come oggetti su cui riversare violenza e brutalità», ha dichiarato Alessandra Moretti. «Sono spazi che istigano allo stupro. Invito tutte a denunciare: la violenza contro le donne è un fenomeno strutturale che va combattuto con educazione affettiva e sessuale fin dalle scuole».
A proposito di denunce, però, la scrittrice Carlotta Vagnoli ha tuonato sui social sostenendo che non sempre metterci la faccia porta a un risultato. «Negli anni, la polizia postale e le Forze dell’Ordine hanno ricevuto centinaia di denunce relative a questo sito. Ma non è mai successo niente: il sito è rimasto su, gli admin non ne hanno risposto in nessuna sede, i post non sono stati buttati giù, le persone colpevoli non sono mai state rintracciate e molto spesso le donne denuncianti si sono sentite rispondere dalle autorità che “questo non è un reato, non c’è violenza, non si può denunciare”, quando anche i muri ormai sanno che è proprio il contrario».
Adesso, però, qualcosa sembra muoversi. La pagina Avvocathy ha pubblicato una guida per segnalare i gruppi con immagini non consensuali di donne e sul web circola una petizione che chiede di bloccare definitivamente Phica e ogni sua possibile reincarnazione. Ha già raccolto oltre centomila firme, segno che il tempo dell’impunità digitale potrebbe essere finalmente al tramonto.
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