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Roberta Bruzzone: «Ecco come smascherare i manipolatori»
AttualitàInterviste

Roberta Bruzzone: «Ecco come smascherare i manipolatori»

Sonia Russo
Sonia Russo
Agosto 16, 2025

In questo articolo

  • La premeditazione è un tema centrale
  • Le responsabilità della stampa
  • “Petrolini è capace di intendere e volere“
  • Dalla parte di Louis Dassilva
La criminologa forense Roberta Bruzzone, attualmente nel team difensivo di Louis Dassilva per l’omicidio Paganelli, commenta con noi i casi di cronaca nera più scottanti degli ultimi tempi e ci insegna a riconoscere il “narcisista maligno” e a difenderci.

Roberta Bruzzone, padrona di casa del programma di Rai2 Nella mente di Narciso, ha conquistato il pubblico grazie alla sua capacità di raccontare i casi di cronaca più inquietanti con una lente psicologica diretta e senza concessioni. «Noi non ci limitiamo a narrare i fatti. Entriamo nella mente del narcisista, nei suoi meccanismi, nelle sue trappole comunicative. Analizziamo i comportamenti, non ci limitiamo a elencare tratti psicologici: li caliamo nelle condotte che sono state effettivamente realizzate». È per questo che il motto del suo programma, disponibile su Raiplay è “raccontare per prevenire”: «La speranza è che il pubblico porti con sé la capacità di fiutare la possibilità di avere davanti un soggetto con tratti narcisistici. E, soprattutto, la consapevolezza della loro pericolosità». Lontano da ogni morbosità, lo sguardo di Bruzzone si posa sul narcisismo patologico e sulle dinamiche manipolatorie che spesso precedono la violenza.

La premeditazione è un tema centrale

L'omicidio di Giulia Tramontano è un caso di cronaca nera avvenuto a Senago, nella città metropolitana di Milano, il 27 maggio 2023.
L'omicidio di Giulia Tramontano è un caso di cronaca nera avvenuto a Senago, nella città metropolitana di Milano, il 27 maggio 2023.

In che modo il narcisismo maligno emerge nei casi di omicidio premeditato?
«Normalmente, se c’è un narcisista in azione, è difficile che l’omicidio sia impulsivo. La maggior parte di questi soggetti pianifica, non necessariamente a lungo termine. Ma l’atto viene pensato, fantasticato, maturato. Agire in modo completamente estemporaneo è raro».

Nel caso di Giulia Tramontano, la premeditazione non è stata riconosciuta…
«Sì, ma vedremo cosa ne penserà la Cassazione. Secondo la sentenza, l’omicidio viene organizzato quando lui scopre che le due donne, Giulia e l’altra fidanzata, si sono confrontate. Ma il punto è che comunque lo ha organizzato: ha predisposto la casa per ridurre la presenza di tracce. Non è successo durante una lite. La premeditazione c’è. Il fatto è che nella sua mente quell’atto già esisteva».

Le ricerche online nella cronologia di Impagnatiello (“veleno topi incinta” oppure “veleno topi gravidanza”, “uccidere feto”, “quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona”) sono piuttosto esplicite…
«Infatti, vedremo come sarà valutata in Cassazione, ma nel caso Impagnatiello il tema della premeditazione non mi sembra affatto marginale. È uno dei casi che abbiamo voluto trattare nella nuova edizione di Nella mente di Narciso».

Quanto incide sul suo lavoro il confronto con psicologi in aula o periti forensi? C’è stato un caso in cui un parere esterno ha modificato tutta la sua ricostruzione?
«No, assolutamente. Mai successo».

Se dovesse indicare tre segnali o atteggiamenti a cui prestare attenzione per riconoscere profili narcisistici a rischio, cosa suggerirebbe?
«La fase iniziale è molto pericolosa, perché questi soggetti sono estremamente abili nell’abbagliare chiunque con attenzioni smisurate, progetti entusiasmanti e promesse di ogni tipo. Bisogna fare molta attenzione quando questa fase risulta troppo carica di aspettative e di attenzioni, quasi eccessiva. Subito dopo arrivano il controllo e l’isolamento. Spesso, in realtà, la fase “abbagliante” nasconde già, di per sé, un tentativo di isolare la vittima dal suo contesto di riferimento, per iniziare a controllarla in modo serrato, mascherando questo controllo come un atteggiamento di protezione e affetto. Ma in realtà, resta sempre e solo controllo».

Le responsabilità della stampa

Roberta Bruzzone: «Ecco come smascherare i manipolatori»
Negli ultimi tempi è tornato alla ribalta il delitto di Garlasco, un caso di omicidio avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia, di cui fu vittima Chiara Poggi, ritrovata senza vita nella villetta di famiglia.

Considerando la sua esperienza da psicologa forense, non teme che questa esposizione mediatica della cronaca nera possa sviluppare una tendenza all’emulazione?
«No, per arrivare a compiere un omicidio non basta semplicemente aver visto qualcun altro uccidere. Diverso è per il suicidio, dove l’effetto imitativo esiste: in soggetti con ideazione suicidaria, vedere che un altro ha fatto quel passo può effettivamente avere un effetto di spinta. Ma per gli omicidi no, perché uccidere è un processo personale, con radici profonde e complesse. Difficilmente qualcuno decide di uccidere solo perché ha visto un omicidio in TV».

Perché la cronaca nera affascina così tanto?
«Perché racconta il lato oscuro che alberga in ciascuno di noi. Le vittime e i carnefici hanno tratti che, in qualche modo, ci risultano familiari. Le vittime possono essere le nostre sorelle, amiche, madri o figlie. E anche i carnefici presentano caratteristiche che permettono un’identificazione collettiva. Sono storie che ci assomigliano e, in un certo senso, è quasi rassicurante viverle attraverso i volti e i nomi di qualcun altro».

C’è una certa discrepanza tra la percezione del pubblico sul numero dei casi irrisolti (alterata dalla grande quantità di cronaca nera che vediamo in TV) e la realtà: in Italia il 94% dei casi di cronaca viene risolto. Come se lo spiega?
«Sì, esiste una netta discrepanza tra l’effettiva efficacia delle indagini e l’immagine che ne ha il pubblico. Questo è spesso dovuto all’informazione, o talvolta disinformazione, che emerge dalle principali testate giornalistiche e dai programmi televisivi».

La stampa dovrebbe cambiare il modo in cui tratta i casi di cronaca?
«Credo di sì. Dovrebbe limitarsi a riportare i fatti e le circostanze in modo oggettivo, evitando illazioni o suggestioni gratuite. Il caso Garlasco ci ha insegnato una lezione importante in questo senso e mi auguro che resti ben presente nel lavoro giornalistico futuro».

Nel delitto di Garlasco, al momento in cui scriviamo, le analisi del DNA sui resti della colazione hanno evidenziato solo tracce di Chiara Poggi e Alberto Stasi…
«Sì, esattamente. Inoltre, nessuno degli altri reperti analizzati ha mostrato la presenza di DNA».

Lei ritiene che la comparsa di nuovi reperti possa far evolvere il caso?
«No, io credo che la storia sia stata già raccontata e che il caso sia ampiamente chiuso e risolto. Tentare di riscriverlo non servirà a nulla e sta già causando molta sofferenza alla famiglia Poggi, che ha visto addirittura il figlio Marco essere indicato come potenziale autore del reato in una ricostruzione priva di riscontro».

“Petrolini è capace di intendere e volere“

Chiara Petrolini, la giovane accusata di avere ucciso e occultato i cadaveri dei figli appena partoriti nel giardino della casa dove viveva con i genitori.
Chiara Petrolini, la giovane accusata di avere ucciso e occultato i cadaveri dei figli appena partoriti nel giardino della casa dove viveva con i genitori.

Un altro caso che sta facendo molto discutere è quello di Chiara Petrolini, accusata di duplice infanticidio. Il processo è appena iniziato e si è disposta una perizia psichiatrica.
«Non c’era dubbio che accadesse! È necessario effettuare questo tipo di accertamento. La situazione è chiara: è stata lei ad agire e in modo autonomo. Ora bisogna capire il movente, o almeno il quadro psicologico. A mio avviso, la perizia confermerà che era pienamente lucida al momento dei fatti».

Quali sono gli indicatori che ci permettono di stabilire se una persona fosse capace di intendere e volere al momento del fatto?
«Una persona è capace di intendere e volere nella misura in cui non è affetta da una patologia che comprometta la sua autodeterminazione o la capacità di comprendere la realtà. Per parlare di capacità parziale o di infermità totale, deve esserci un comportamento che sia sintomo di una patologia psichiatrica nota e scientificamente documentata. Se non c’è un rapporto diretto tra il sintomo e il reato, la persona è considerata perfettamente capace, anche se può avere un disturbo della personalità».

Quanto è importante capire “chi era Chiara prima” rispetto al “cosa ha fatto” e in che modo questo può influire sull’interpretazione del suo comportamento?
«Sicuramente verrà ricostruita la sua storia di vita, la sua anamnesi personale e familiare, e si approfondirà tutto ciò che ne consegue. I periti faranno una valutazione a 360 gradi, che riguarderà non solo i fatti contestati, ma anche la sua storia, la sua famiglia, il modo in cui è cresciuta. Cercheranno quindi elementi di natura psicopatologica che, a quanto mi risulta, non ci sono: era un soggetto perfettamente integrato, con buoni risultati scolastici, inserita nella comunità di riferimento e apprezzata anche come baby-sitter. Non sembrano esserci le basi per una lettura psichiatrica di Chiara Petrolini in termini di infermità o semi-infermità».

Dalla parte di Louis Dassilva

Roberta Bruzzone: «Ecco come smascherare i manipolatori»
Louis Dassilva è stato rinviato a giudizio per l'omicidio di Pierina Paganelli, uccisa con 29 coltellate nel garage di casa sua a Rimini il 3 ottobre 2023. Il processo inizierà a settembre, con l'udienza preliminare fissata per il 15 del mese.

A Trieste, intanto, nel caso di Liliana Resinovich emergono nuovi hard disk e le testimonianze di Claudio Sterpin sembrano “incastrare” il marito di Liliana, Sebastiano Visintin. Come valuta l’impatto di questi elementi?
«È ancora prematuro parlare di elementi che incastrano Visintin, perché in realtà si sta cercando di capire se sia possibile collocarlo sulla scena del crimine. La procura oggi è convinta si tratti di un omicidio. Qui c’è un potenziale movente, poi si vedrà quanto solido, mentre tutto il resto va ancora costruito. Insomma, si tratta davvero di un’inchiesta in salita».

In questo tipo di vicenda, che peso hanno nella ricostruzione dei fatti dinamiche relazionali e familiari?
«Be’, le dinamiche familiari da sole non possono bastare: devono esserci elementi concreti che permettano di collocare vittima e carnefice sulla scena del crimine al momento del fatto, altrimenti non si può andare davanti alla Corte d’Assise».

Lei ha un’idea in merito?
«Io credo che questa sia un’inchiesta con molteplici aspetti controversi, per cui difficilmente il ragionevole dubbio potrà essere superato».

Un altro caso di cronaca molto dibattuto è l’omicidio di Pierina Paganelli. Lei fa parte del pool difensivo di Louis Dassilva e la difesa punta a indebolire il valore probatorio delle intercettazioni.
«Certo! L’obiettivo principale è mettere in discussione la versione fornita da Manuela Bianchi quando ha ritrattato».

Quale incidenza possono avere il background e le presunte fragilità psicologiche di Louis sulla strategia difensiva?
«Fragilità psicologiche di chi? Si è parlato di un addestramento militare molto duro e altre cose, ma si tratta di informazioni emerse solo a livello giornalistico e senza alcun fondamento concreto. Louis ha fatto solo pochi mesi di addestramento militare, la leva come tanti altri, né più né meno. Il periodo di disgregazione in Libia sicuramente l’ha messo alla prova, ma non parlerei di un soggetto fragile, anzi! È una persona che ha saputo ricostruirsi la vita in un altro Paese. Ce ne fosse di gente fragile così! Per smontare accuse gravi come quella di omicidio, l’aspetto personologico conta poco; quello che serve sono elementi concreti che dimostrino che le accuse sono infondate».

Sul caso Paganelli, può darci qualche informazione in più?
«Il fascicolo contiene molte più informazioni su cui stiamo lavorando intensamente. Ci aspetta un processo complesso, ma saremo pronti ad affrontarlo al meglio».

Come sta Louis?
«Adesso sta meglio, ha ritrovato fiducia e ha deciso di continuare a combattere».

Di Valeria Bartolucci e Manuela Bianchi cosa sappiamo?
«Nulla di più rispetto a quanto è già emerso agli atti. C’è un’udienza in corso, la signora Bartolucci si difenderà nelle sedi pubbliche, mentre la signora Bianchi sarà sicuramente al centro della nostra attenzione durante il processo in Corte d’Assise».

Cosa può dirci su Louis e Valeria?
«Stanno attraversando un momento di grande difficoltà. Se la domanda è “sono sposati?”, la risposta è: assolutamente sì. Poi quale sarà il futuro di questo matrimonio, lo scopriremo solo vivendo». 

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