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Donne morte per intossicazione, 5 medici indagati per averle rimandate a casa due volte
Attualità

Donne morte per intossicazione, 5 medici indagati per averle rimandate a casa 2 volte. E spunta l’ipotesi veleno per topi

Alan David Scifo
Alan David Scifo
Dicembre 30, 2025

Medici e infermieri dell’ospedale “Cardarelli” sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Campobasso. Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono morte dopo il pranzo di Natale, ancora da accertare il cibo che ha provocato il decesso.

Ci sono 5 indagati per la morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia quindicenne Sara Di Vita, morte nella notte tra sabato 27 e domenica 28 dicembre all’ospedale “Cardarelli” di Campobasso per una intossicazione alimentare. La Procura di Campobasso, guidata dal procuratore capo Nicola D’Angelo, ha infatti iscritto nel registro degli indagati i medici e gli infermieri che si trovavano in servizio nei giorni in cui le donne si recarono in ospedale dopo aver mangiato cibo poi rivelatosi avariato.

Il fascicolo di indagine è adesso aperto per omicidio colposo plurimo, lesioni personali colpose e la specifica responsabilità penale in ambito sanitario. L’iscrizione dei sanitari nel registro degli indagati costituisce un atto dovuto, necessario per garantire il diritto di difesa e la partecipazione dei soggetti coinvolti agli accertamenti tecnici non ripetibili che saranno disposti nei prossimi giorni, come l’autopsia, prevista per domani.

Il marito e padre delle vittime ricoverato allo "Spallanzani"

Donne morte per intossicazione, 5 medici indagati per averle rimandate a casa 2 volte. E spunta l'ipotesi veleno per topi
Sara Di Vita (15 anni) è morta per una intossicazione

 Antonella e Sara, che hanno iniziato a sentirsi male la sera di Natale, si erano recate in pronto soccorso al “Cardarelli” per i dolori e per due volte sono state rimandate a casa con la diagnosi di una semplice gastroenterite, senza alcun approfondimento. Dolori simili aveva accusato anche il marito e padre delle vittime, il commercialista 55enne Gianni Di Vita (ex sindaco di Pietracatella), sentitosi male e ricoverato in seguito nel reparto di Medicina d’Urgenza dell’ospedale. Per le donne non era stata presa invece la stessa decisione, e sono arrivate una terza volta in ospedale, quando ormai era troppo tardi. Tutti avevano mangiato a casa per le feste natalizie e i dolori descritti erano simili. Gianni Di Vita, intanto, è stato trasferito domenica all’Istituto Spallanzani di Roma: le sue condizioni sono stabili. L’indagine procede anche sul fronte degli alimenti: sono stati sequestrati barattoli e alimenti tra quelli rimasti dal pranzo natalizio, trascorso dalla famiglia a casa. 

Donne morte per intossicazione, 5 medici indagati per averle rimandate a casa 2 volte. E spunta l'ipotesi veleno per topi
Giovanni Di Santo direttore Asrem Campobasso

Intanto il direttore generale dell’Asrem, Giovanni Di Santo, nel corso di una conferenza stampa convocata per chiarire la posizione dell’ospedale, ha dichiarato di aver rispettato il protocollo del pronto soccorso. «Il quadro fisico era caratterizzato da una persistente sintomatologia a specifica gastroenterica. E ciò ha portato, stante la presenza di sintomi aspecifici e caratterizzati prevalentemente da vomito, a una dimissione condivisa con i familiari, con l’indicazione a mantenere un costante confronto con l’ospedale». «Durante la permanenza in Pronto Soccorso – ha aggiunto Di Santo – le persone sono state assistite, idratate e sono state avviate tutte le indagini diagnostiche previste dai protocolli, dalle linee guida e dalle best practices». Il direttore generale ha inoltre riferito che, sono in corso ulteriori verifiche specialistiche.

Nel frattempo la polizia sta eseguendo verifiche sugli alimenti prelevati dalla casa di famiglia. Tra questi ci sono vongole, cozze, seppie, baccalà e funghi, quest’ultimi confezionati e certificati, consumati il 24 dicembre. Si apre all’ipotesi che i cibi responsabili dell’intossicazione siano stati consumati il 23 dicembre. Al momento non si esclude però un’eventuale contaminazione accidentale della farina con veleno per topi. Inizialmente si era detto che, qualche mese fa, in un mulino di proprietà di parenti del padre, era stata effettuata una disinfestazione contro i topi, notizia poi smentita.Controlli effettuati nel mulino di famiglia non hanno dato esiti: nessuna traccia di veleni.
 
Saranno necessarie ulteriori analisi per fornire elementi concreti all’inchiesta.

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