Sul web i video privati di Stefano De Martino e Caroline Tronelli: cosa sta succedendo
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In questi giorni, Stefano De Martino si è ritrovato al centro di una vicenda tutt’altro che piacevole che va ben oltre il gossip. Un video intimo, trafugato tramite l’hackeraggio delle telecamere di sorveglianza dell’abitazione della compagna Caroline Tronelli, è infatti finito online, rimbalzando tra WhatsApp, Telegram e persino siti esteri poi messi offline.
Il conduttore ha scoperto l’incubo in cui era precipitato grazie ad alcuni «utenti anonimi» che lo hanno avvertito che circolava del materiale a sua insaputa. Le immagini rubate riprenderebbero «atteggiamenti amorosi» tra i due, finiti su un portale che raccoglie migliaia di riprese simili provenienti da camere da letto sparse per il mondo, dalla Colombia all’Iran, dalla Turchia agli Stati Uniti fino all’Italia. Un sito oscuro, con tanto di indicazione della città di provenienza dei filmati: da Catanzaro a Milano. Il sistema di videosorveglianza pensato per difendersi dai furti si è invece trasformato in un’arma contro la privacy.
Il padrone di casa di Affari Tuoi, però non si è perso d’animo: ha reagito con prontezza presentando un doppio esposto, sia alla Polizia di Stato di Porto Cervo (Sassari), dove si trova in vacanza, che alla Procura di Roma, chiedendo di individuare non solo gli hacker, ma anche chi ancora diffonde o conserva il materiale. E ha aggiunto un gesto che lo dipinge sotto una luce diversa: tramite l’avvocato Sergio Pisani, il presentatore e la compagna hanno fatto sapere che tutto l’eventuale risarcimento verrà devoluto in beneficenza, a favore dei bambini e di progetti contro il cyberbullismo. Un colpo basso trasformato in un atto di generosità; non male, vero?
Il Garante per la protezione dei dati personali, investito della questione, ha agito senza esitazioni ordinando lo stop immediato e definitivo alla diffusione del video e lanciando un avvertimento netto: ogni ulteriore condivisione è da considerarsi illecita. Nel frattempo, è partita l’istruttoria, che potrebbe sfociare in sanzioni pesanti.
E le pene? Il reato di “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti” (articolo 612-ter del Codice penale, introdotto con il “Codice Rosso”) prevede fino a 6 anni di carcere e multe fino a 15mila euro; se poi il contenuto viaggia su app di messaggistica, la condanna può spingersi fino a 9 anni. Altro che scivolone, qui si rischia una vera e propria “stangata”!
Ammettiamolo: la formula “Stefano De Martino + Caroline Tronelli + hacker malandrini” ha tutto il potenziale di un mix tra dramma e commedia farsesca in perfetto mood estivo. Ma al di là del pettegolezzo, la lezione è chiara: privacy e dignità non si toccano. E per una volta, gli organismi di tutela si sono mossi rapidi e compatti, come un vero scudo a difesa delle vittime.
Dal caso di De Martino non si può non allargare lo sguardo: le violazioni della privacy nel mondo dello spettacolo sono un copione che, purtroppo, si ripete da anni. Ricordate il caso di Belen Rodriguez nel 2011, con l’ex Tobias Blanco? All’epoca il suo video privato finì in rete senza che ci fosse una legge specifica a tutelarla: un buco normativo che la lasciò totalmente esposta, con ripercussioni psicologiche pesantissime (tra stress, depressione e, secondo alcune fonti, anche un aborto spontaneo) e un’indagine che si concluse… nel nulla.
Impossibile, poi, non ricordare gli scandali internazionali come il “Fappening” del 2014, quando furono hackerati gli account iCloud di star come Jennifer Lawrence e Rihanna, e le foto private di Diletta Leotta finite online nel 2020. Il denominatore comune è sempre lo stesso: la spettacolarizzazione della vita intima altrui, trasformata in merce virale. Ma se un tempo le vittime restavano spesso senza strumenti legali, oggi le normative si sono fatte più severe e l’opinione pubblica più sensibile, tanto che chi condivide questi contenuti rischia davvero grosso. È un’evoluzione che non cancella il dolore, ma almeno restituisce un’arma di difesa concreta.
Oggi, infatti, e il caso De Martino lo dimostra, lo scenario è cambiato. La legislazione si è rafforzata, le pene sono diventate più severe e persino chi solo conserva o inoltra un video del genere può finire nei guai. È un salto avanti non da poco: se la vicenda di Belen resta una ferita aperta nel gossip italiano, quella di Stefano, pur spiacevole, dimostra che la legge, almeno stavolta, è pronta a difendere chi subisce una violenza simile.
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